Sulle scale di un fienile comincia il mio #CurriculumDelLettore

Oggi niente temi psicologici sul blog (anche se non sono proprio sicura che sia così) ma il curriculum dei libri che hanno segnato la mia vita.

Quando Rita Fortunato ha lanciato la bellissima idea del #CurriculumDelLettore e ho letto i primi scritti sono rimasta affascinata. Il nostro percorso attraverso i libri non è solo un piacevole passatempo ma il percorso che ha fatto di noi le persone che siamo.

I libri che si leggono ti entrano dentro e tu entri in loro. E questa compenetrazione non può lasciarci immutati.

Mi sono subito candidata per scrivere il mio. Ma dopo certo, dopo che avrò traslocato il blog, dicevo. Ci tenevo a far uscire il primo articolo del blog nuovo con il mio curriculum. Ma ho sempre rimandato. Perchè? Perchè nel momento in cui mi mettevo a pensare, milioni di testi affiorano alla mente e come facevo a sceglierne solo alcuni?

Non scelgo allora e, come da indicazioni, riprendo il mio percorso di lettrice dall’inizio fino ad oggi facendo si che siano i libri a spuntare alla mente nel mentre che lo ripercorro. Molti ne lascerò per strada.

Sono nata in mezzo ai libri. Non perché i miei fossero dei letterati, ma perché sia a casa mia che a casa dei miei nonni i libri non sono mai mancati. La mia unica nonna rimasta è ancora un’avida lettrice a 88 anni. Le fiabe non mi sono mai mancate.

Il primo ricordo emotivamente rilevante risale ad una estate durante gli anni delle elementari. Andavo in montagna dai nonni paterni per tutta l’estate e mio nonno, abbonato fedele al Reader’s Digest, aveva molti libri appartenenti a mio padre o ai miei zii. Affondavo le mani in quei libri traendo due storie al tempo stesso: quella narrata e quella delle mani e degli occhi che l’avevano incontrata prima di me. Libri vecchi per ragazzi, avventurosi, classici. Da qui penso derivi il mio amore per i libri usati.

Mi piacciono le immagini e quindi ricollego il primo libro ad una immagine: la piccola me seduta sulla scaletta di legno che portava al vecchio fienile ormai in disuso. C’era un sole caldo. In mano il libro “Cuore” di De Amicis. Non che ami particolarmente quel libro oggi ma allora fu il mio primo viaggio. Nella storia, attraverso il mondo con gli occhi di coetanei di un tempo passato che tanto lontani alla fine non mi sembravano.

La mia nonna materna, e qui passo alle medie, mi regalò l’intera collana dei libri per ragazzi, comprata quando ero molto piccola e donatami all’età giusta per leggere come un bene preziosissimo. Ho ancora tutti quei libri. Questi libri mi hanno portato con Sandokan in Malesia, in giro con il Remi senza famiglia, nelle strade con “I ragazzi della Via Paal”, o nel salotto di casa March e le sue “Piccole donne” sognando di essere Jo.

Il secondo libro immaginale che si impone, però, è “La storia infinita” di Michael Ende. Non l’ho letto. L’ho vissuto. Ero in quella soffitta con Bastian così intima e simile al mio iniziale riparo vicino al fienile. Un luogo collegato ad altri luoghi verso cui partire. Ricordo in particolare un frammento della me pre-adolescente che leggeva il libro con una pila sotto le coperte, perché era tardi e avevo dovuto spegnere la luce, ma non potevo lasciare Bastian e Atreiu lottare da soli contro il Nulla che minacciava Fantàsia. Quando pochi anni fa un’amica me ne regalò una copia di quelle che non si trovavano più, scritta in due colori e ho riprovato la stessa emozione.

E’ con l’arrivo al liceo che inizia il mio periodo di intensa bulimia letteraria. Complice, oltre ai testi indicati dai professori, la biblioteca della scuola e la biblioteca comunale in cui d’estate feci un periodo di volontariato.

Il mio incontro coi libri si univa con la mia ansia di ribellione e di adultità tutta intellettualizzata e poco agita. In questo in primis la fascinazione per il libro “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Chriastiane F. quando non vedi il degrado ma la libertà, non vedi il pericolo ma la scelta. Non ho scelto alla fine la loro strada, ma quella di aiutare chi la intraprende.

In un’altra immagine, vedo, poi, me stessa declamare in classe la bellezza de “Il vecchio e il mare” di Hemingway perché solo io lo avevo amato. La lotta del Vecchio con il Marlin mi era entrata dentro e chissà in quale in parte di me risuonava. Forse la ribellione del pesce che non vuole farsi afferrare o forse la strenua tenacia con cui il Vecchio, contro tutti, contro le intemperie voleva portare a termine la sua personale missione. Ma risuonava, eccome, una sinfonia di corde emotive.

Lessi poi, prestati da mia nonna, Addio alle Armi e Fiesta, che amai ma non mi entrarono dentro come il primo.

In seguito, complici i pomeriggi estivi in biblioteca, incontrai il mio vero amore adolescenziale. Fedor Dostowjesky. Cominciai sul leggero con “I demoni” per poi passare a “Delitto e Castigo” (dove incontrai la mia omonima), i “Fratelli Karamazov”. Solo molti anni dopo lessi “Memorie dal sottosuolo” e altri. I suoi eroi decadenti, il bene e il male non così definiti come nelle fiabe ma cangianti nelle loro intercambiabilità. L’animo umano sezionato e messo alla luce con tutte le sue contraddizioni, forze e debolezze.

Non poteva mancare un libro che mi attirò per il suo titolo così denso di promesse per le adolescenziali angosce esistenziali: l’ “Insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. Dopo questo ho letto tutto Kundera, i dilemmi tra essere/apparire, la memoria de “L’immortalità” e in parte de “I testamenti traditi”; le fughe dalla realtà de “La vita è altrove”; le relazioni insoddisfacenti de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Come non amare poi “La metamorfosi” di Kafka, in un periodo di grosse metamorfosi? L’alienazione dalla società, l’adattamento a un corpo che cambia, i riti di transizione dati dal percorso scolastico.

Finisce anche il liceo e il passaggio all’Università mi coglie in piena crisi spirituale. Volevo capire di più sui misteri della vita, sulle religioni. Rimasi affascinata dai Vangeli gnostici e dai Vangeli apocrifi. La possibilità che ci fosse un’altra lettura di ciò che sembrava assodato era come respirare aria fresca. Mi immersi nella mitologia col libro “I miti greci” di Robert Graves e, ça va sans dire, “Le metamorfosi” di Ovidio. La mitologia più della religione mi sembrava spiegare la nostra umanità e il nostro posto nel mondo.

Poi ci fu il periodo storico in cui cominciai a leggere una miriade di saggi in particolare sul medioevo. La bistrattata epoca buia, che buia non era alla fine e che precludeva al Rinascimento. Ideale per la tarda adolescenza.

In parallelo, la mia passione per i gialli, in particolare quelli di Agatha Christie. Mi affascinava il suo modo archeologico (il marito archeologo lasciò il segno) di sondare l’animo umano, a volte grazie alle “celluline grigie” di Poirot, a volte con il geniale intuito di Miss Marple. Entrambi profondi conoscitori delle debolezze degli uomini. Ma mai giudicanti.

Avevo esplorato il mondo nell’infanzia, la storia e l’uomo in adolescenza ma non mi bastava più, volevo volare in altre galassie reali e umane. E chi meglio di Isaac Asimov? Ho letto tutto di lui, divorato. Non è fantascienza, è solo l’essere umano che si sposta nel tempo o in altri uomini portando con sè tutto il suo bagaglio umano. Come diceva Kostantinos Kavafis  nella poesia  “La città”

. Anche lui ho amato, ma molti anni dopo.

Ci fu poi la fascinazione sudamericana dei “Cent’anni di solitudine” di Marquez e “La casa degli spiriti” della Allende. Qui le relazioni umane e intrapsichiche si fondono con un meraviglioso sottofondo quasi onirico che si alterna a crude realtà.

Una citazione, pensando a questi due piani che si sovrappongono va sicuramente a “L’ombra del vento” di Zafron e alla sua Cimitero dei libri dimenticati. Non degnamente eguagliato a parer mio da “Il gioco dell’angelo”. Daniel incontra Julian e si dipanano due storie parallele con, sullo sfondo, la dittatura franchista. Inutile dirvi la fascinazione del Cimitero. L’idea che ci sia un libro che aspetta solo te, che ti è destinato come un bene prezioso di cui prenderti cura.

Qualche anno fa mi innamorai di “Profumo” di Süskind. Un personaggio primordiale, dotato di un insuperabile olfatto, spinto ai margini della società vi rientra con un potere in grado di soggiogare le masse e riattivare in loro gli istinti meno controllati.

E finisco, con l’ultimo amore che ho incontrato. Lasciato in stand by per molti anni (il primo libro lo comprai nel 2009) lo scorso anno ho scoperto Murakami. E  mi sono chiesta come ho fatto ad aspettare così tanto. O, forse, come tutte le cose, le incontriamo quando siamo pronti ad incontrarle, come i grandi amori. Sopra tutti “Kafka sulla spiaggia”. Anche qui l’onirico e il reale si incontrano, si compenetrano e si contaminano al punto che non sai più cosa sia “reale”.

Ma d’altronde, chi può dirlo.

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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