Stereotipi di genere, educazione e inclusività

Ripropongo qui il mio intervento (presentato all’evento “Ma di che gender stiamo parlando” organizzato da Altra Psicologia Il 22 ottobre 2015  a Torino)  dal titolo “Che “gender” di educazione vogliamo? Il superamento degli stereotipi di genere come via per il rispetto dell’altro”

L’evento si fa promotore di una corretta informazione contro una dilagante campagna di disinformazione sul cosiddetto “gender” nelle scuole (ne ho parlato mesi fa qui).

Il termine gender significa semplicemente genere, non ha significati nascosti né quantomeno subdoli. Gli studi di genere (o gender studies, quelli sì reali) nati negli anni 70/80 negli USA, partono proprio da questo concetto per evidenziare quegli aspetti dell’identità personale che maggiormente sono influenzati dagli aspetti culturali e sociali in cui la persona vive. Spesso tali aspetti assurgono al ruolo di veri e propri stereotipi legati al genere.

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Il cambiamento, si sa, fa paura. E si tende a percepire come tradizionale, usuale, comune ciò che abbiamo sempre conosciuto come tale o per esperienza diretta o per racconto di poche generazioni prima. Ma la storia ci insegna che la società nei secoli è cambiata di molto, come è cambiato di molto il ruolo dei due sessi nel corso dei secoli stessi. Non è possibile quindi opporsi al cambiamento con la frase che si sente spesso “Abbiamo sempre fatto così”. Secondo Grace Hopper, matematica e informatica presso la Marina degli USA, infatti, questa è “la frase più pericolosa” che si possa pronunciare. Proprio perché ostacola il cambiamento.

Gli studi di genere hanno acceso il riflettore in particolare sulla condizione femminile e delle minoranze.

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Fonte unacittaincomune.it

Definizioni

  • Stereotipo: in psicologia, opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi (cit. Treccani) né su basi scientifiche e validate. Uno stereotipo è una scorciatoia mentale per giudicar una persona con l’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria. (fonte)
  • Sesso: è costituito dal nostro corredo genetico,dagli aspetti biologici, fisici e anatomici
  • Genere: si riferisce alle differenze uomo/donna che la società identifica come modelli tramite i quali i corpi sessuati femminili e maschili si sviluppano in identità personali Donna e Uomo
  • Identità sessuale
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Gli stereotipi in azione

Noi siamo immersi negli stereotipi di genere da quando nasciamo e, se vogliamo, anche da prima, nelle aspettative dei nostri genitori. Vediamo allora in che modo si delineano in alcuni aspetti o fasi della nostra vita.

Gli stereotipi nell’infanzia

Bambina Bambino
  • Il colore è il rosa
  • I giochi sono legati al ruolo di genere femminile
  • Il carattere e il modo di relazionarsi con gli altri sono connotati da passività, sensibilità, moderazione, compostezza, grazia
  •  Gli sport ideali sono la danza, la ginnastica artistica e/o ritmica, il nuoto sincronizzato
  • Il colore è l’azzurro
  • I giochi sono legati al ruolo di genere maschile 
  • Il carattere e il modo di relazionarsi con gli altri sono connotati da attività, assertività, coraggio, determinazione, sicurezza 
  • Gli sport ideali sono il calcio, giochi competitivi, nuoto, arti marziali

Cosa succede se una bambina o un bambino si presentano in modo non conforme allo stereotipo di genere? O è un maschiaccio o una femminuccia si può sentir dire in toni non esaltanti.

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Gli stereotipi nell’età adulta

Donna Uomo
  • Non prende l’iniziativa, è remissiva
  • Ha una attività sessuale moderata e non la sbandiera
  • Ha un ruolo accudente ed è portata “biologicamente” ad essere materna
  • Si occupa delle “faccende”in casa
  • Ha un’indole sacrificale
  • È un conquistatore
  • Deve avereuna attività sessuale “degna di un uomo” e può parlarne
  • Si occupa delle questioni pratiche e del sostentamento economico
  • Si occupa delle questioni tecniche delle proprietà
  • Può mantenere i suoi hobby

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Gli stereotipi nello studio e sul lavoro

Donna Uomo
  • E’ poco razionale quindi non può accedere alle materie scientifiche
  • Lavora se può conciliarlo con la sua
    vita privata
  • Il lavoro di casa è scontato e non riconosciuto in quanto tale
  • Ha una serie di lavori indicati come femminili e spesso legati al ruolo accudente e educativo
  • Il lavoro è un passatempo per cui non si deve puntare alla carriera Gli stereotipi nello studio e sul lavoro
  • Controlla l’emotività, è cerebrale e scientifico
  • Deve lavorare e lavorare al limite delle possibilità
  • Non è necessario (se non guardato con sospetto) che si occupi della casa
  • I lavori indicati sono quelli decisionali, che implichino potere o forza, intellettuali e scientifici
  • Il fare carriera conferma l’uomo nel suo ruolo di genere

Gli stereotipi nelle pubblicità

  • Anni 50/60: Le pubblicità sono decisamente sessiste come si può vedere da queste immagini
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    Ma siamo sicuri che queste pubblicità siano da archiviare nel passato?
  • Anni 90-2000: Guardate queste, evidentemente gli stereotipi sono ancora attivi

 

Perché, quindi, un’educazione all’affettività e al rispetto è necessaria?

Perché se gli stereotipi di genere che abbiamo visto finora corrispondessero all’essere biologicamente femminili e maschili allora non ci sarebbe nulla da dire.

Proprio perché limitanti ed estremizzati, gli stereotipi di genere non sempre corrispondono al sentire delle persone.

Diventa quindi necessario identificare e criticizzare questi stereotipi non per cancellarli in toto ma per far sì che valgano sì per chi adatta ad essi il proprio ruolo di genere ma possano non valere per altri. E diventa fondamentale educare affinché questi altri “non conformi” ricevano lo stesso rispetto e valore di chi vi aderisce volentieri.

Questo non vuol dire (come sostengono i fautori “no-gender”) annullare le differenze, annullare le differenze sessuali, ma ampliare la visione sulle diverse forme che l’identità assume e garantire l’inclusione di tutti.

La “conformità” è una delle possibilità di crescita e realizzazione nella vita e non un’unica e più giusta possibilità rispetto alle altre.

Se la “non conformità” non viene riconosciuta degna quanto la conformità si possono innescare i fenomeni che ben conosciamo dalle cronache, dal bullismo, allo stalking alle violenze di genere.

Una società in cui qualunque forma e direzione prenda lo sviluppo dell’identità sia contemplata e accettata.

 

Qui puoi trovare le slide dell’intervento

.E qui una mia intervista a Radio Beckwitt sul progetto “Ma di che gender stiamo parlando”.

 

Fonte immagine in evidenza: http://juniaproject.com/gender-stereotypes-we-can-do-better/

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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10 Comments

  1. Concordo: spesso i condizionamenti sulle differenze nascono nell’infanzia. Ancora oggi mi capita di avere a che fare con donne che per il solo fatto di essere donne si sentono in dovere di accollarsi delle incombenze (salvo poi lamentarsene) e si aspettano dei precisi comportamenti da parte di un uomo e viceversa. Lo trovo abbastanza stupido oltre che poco utile. Sai che trovo più “modernità” nelle persone della mia generazione che nei 20/30enni? Curioso non trovi? Come se ci fosse stato un salto indietro di 50 anni. Scrissi qualcosa un paio d’anni fa proprio sulla differenza di genere nell’ambito lavorativo, ma non ebbe grande riscontro, come se fosse un argomento scomodo da affrontare.

  2. Carissimo Andrea, concordo con la tua lettura. Io credo, ma è una sensazione più che un’analisi basata sui fatti, che la precarietà di vita in cui i più giovani vivono li porti meno verso gli aspetti rivoluzionari e più verso gli aspetti definiti “tradizionali” nella ricerca di una sicurezza in valori passati che non trovano nella socetà odierna. Ciò non può non investire gli stereotipi di genere (che sono pur sempre stati presenti anche quando contestati).
    Parlavo tempo fa con una collega che a parole si discosta anni luce dall’appoggiare tali stereotipi, la quale mi confessava (con un misto di vergogna) di essersi resa conto di pretendere, nei compiti di casa, più dalla figlia che dal figlio. Come se il non ottemperarvi fosse più disdicevole per una ragazza. Sono spesso automatismi che ci portiamo dietro.
    Si può leggere il tuo scritto? Mi interesserebbe molto!

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