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Il nostro doppio nel cinema e nella vita

Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare.
Carl Gustav Jung

Il tema del doppio è stato a lungo trattato nella letteratura e nel cinema.

Quella parte di noi che rappresenta tutti i nostri aspetti peggiori, meno presentabili socialmente. Un’Ombra di cui siamo a conoscenza ma che non sempre riusciamo ad integrare nella totalità della nostra personalità.

Il nostro doppio può diventare il nostro peggior nemico, il nostro alleato o il nostro alibi a seconda delle situazioni e delle persone.

Possiamo infatti combatterlo con tutte le nostre forze (senza per questo sconfiggerlo),  utilizzarlo per i nostri scopi, o imputargli tutte le azioni che compiamo in nome suo ma di cui non vogliamo assumerci la responsabilità.

Il doppio in Dr Jekyll e Mr Hyde

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Uno dei più famosi esempi di doppio è quello della trasformazione dello stimato Dottor Jekyll che la notte si trasforma nel mostruoso Mr Hyde.

Una parte che riesce sempre meno a controllare e che incarna tutti i più irrefrenabili istinti negativi che alla luce del sole non possono essere mostrati.

Molte versioni ne sono state fatte a partire dal libro di Stevenson.

L’ultima che ho visto è stata Dr. Jekyll and Mr. Hyde – Colpevole o Innocente. Un film ambientato ai nostri tempi dove si intreccia il legal thriller con le tecnologie scientifiche.

Qui il doppio nasce in seguito all’assunzione di una strana droga che scinde la personalità del medico.

Lo scopo iniziale era uno studio del male, della parte umana più deprecabile. Ma che prende il sopravvento fino a vivere di vita propria e a soggiogare l’intera personalità del protagonista.

Il doppio in Mr Brooks

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In questo film il doppio viene combattuto dal protagonista come se fosse una sostanza stupefacente da cui si è liberato per due anni grazie a un gruppo di auto mutuo aiuto.

Marshall, il nome del doppio, però torna e ha una sola richiesta. Uccidere. In questo caso però c’è un qualcosa di più. Come nelle dipendenze, Marshall viene sì osteggiato da Mr Brooks ma anche bramato per le sensazioni impagabili che nella vita non riesce a vivere.

La droga qui è l’adrenalina data dall’uccidere, il più delle volte a caso. Non è un mero impulso ma un “lavoro” meticoloso che solo con l’aiuto dell’attento e perspicace Marshall, Brooks può portare avanti.

Non è il suo doppio istintuale, poco umano, ma una parte che sa più di lui, che vede oltre l’ingenuità con cui Brooks guarda il mondo e dentro di lui. Uccidere è solo il fine per sentirsi vivo, brillante, astuto.

Il doppio in Babadook

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The Babadook
by ChrisOzFulton

In questo film (di cui ho parlato approfonditamente qui) il doppio mostruoso nasce dal non dicibile, dal non poter ammettere con sé e con gli altri le nostre debolezze e difficoltà.

Essere madre non è un ruolo che porta in sé per default la santità sacrificale, ma che si nutre anche di ambivalenti emozioni verso i figli che, se non riconosciute possono ingigantirsi e agire al posto nostro.

Come se fossero un mostro su cui non solo non abbiamo potere ma che non riconosciamo per niente come parte di noi.

Il doppio in Dorian Gray

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Qui il doppio non è un altro essere (umano o no) che sfoga per noi i peggiori istinti. E’ uno specchio a cui è stato dato l’ingrato compito di racchiudere la nostra più grande paura: quella di invecchiare.

Molto attuale ai nostri giorni.

Grazie alla chirurgia estetica non abbiamo bisogno di uno specchio che ci mantenga giovani e belli (o che ci menta come lo specchio di Grimilde, la matrigna di Biancaneve) ma possiamo delegare questo potere a un bisturi.

Dietro suture nascoste si nasconde la nostra più grande paura che si paga nel tempo, operazione dopo operazione, con la creazione di una armatura da cui rischiamo di non riuscire più a far trapelare la nostra vera essenza.

Il doppio nei supereroi

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Un esempio di doppio positivo sono i supereroi.

Spesso individui normalissimi (se non inetti) nella realtà, diventano di notte dei difensori degli oppressi e della giustizia contro criminali che invece non hanno bisogno di maschere per esprimersi.

Una iniezione di autostima che inizia al tramonto che ha in sé il contraltare dell’anonimato. Solo pochi sanno del doppio e solo in pochi associano al protagonista il valore del suo alter ego notturno.

Come si vede, quindi, in tutti questi casi non è possibile una integrazione del doppio nell’insieme della personalità. E questo fa sì che, anche quando il doppio compie azioni positive per la collettività, continui ad essere una parte scissa e a suo modo autonoma.

Conclusione

Nella vita di tutti i giorni i nostri Mr Hyde o le nostre parti supereroi sono vissute in modo minore che nella letteratura o sullo schermo. Ma è importante riconoscere le voci che dentro di noi parlano un’altra lingua emotiva, che incarnano ruoli ideali o deprecabili. Perché non solo integrarli ci permette di padroneggiarli meglio, ma non facendolo il rischio è quello di buttarli (proiettarli) sugli altri che diventano nemici, persecutori o oggetti di invidia.

 


Foto in evidenza: “Doppio ritratto” Giorgione

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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