Le nebbie della paura

Giorni fa ho visto un film tratto da un libro di Stephen King, The mist – La nebbia.

Un film molto semplice nella trama ma a parer mio molto efficace nel descrivere i percorsi e gli effetti della paura nell’uomo.
La paura è una reazione naturale del nostro sistema mente/corpo. Di fronte a un pericolo (vero o presunto) si attiva il nostro sistema rettiliano (il tronco encefalo)* e il nostro sistema limbico (che circonda il tronco encefalo)** , la parte del nostro cervello più arcaica, quella basata più sull’istinto che sulla ragione. E questo per un motivo fondamentale: di fronte ad un pericolo dobbiamo scappare e salvarci. Oppure, se il terrore è intenso (come accade spesso nelle fobie) ci paralizziamo, un modo per apparire innocui di fronte al pericolo.Siamo programmati così. Non abbiamo tempo di pensarci. La razionalità in questo sarebbe di impedimento.
“La razionalità è annullata”: ricordate questo e ci torno dopo.

Torniamo al film. La trama come dicevo è semplice. Una nebbia di origine sconosciuta avvolge una cittadina del Maine (chi conosce King sorriderà). E in questa nebbia si celano dei mostri, informi, pericolosi, violenti che si cibano letteralmente delle persone.
In un supermercato si trovano alcuni cittadini che si trovano bloccati all’interno dopo aver verificato la pericolosità dei mostri nascosti nella nebbia.
E qui cominciano ad innescarsi delle dinamiche gruppali e individuali che di razionale hanno ben poco.
Due gruppi si contrappongono: i risolutori razionali e i devoti pentiti trascinati da una delirante religiosa, novella profetessa,  che vede nella nebbia una punizione divina per i peccati dell’uomo.
Di fronte allo scarso successo dei risolutori razionali la “profetessa” assume sempre più potere fino a convincere i neo adepti, che crescono sempre più in numero, che è necessario il sacrificio dei risolutori razionali per placare l’ira divina e salvarsi. I pochi risolutori sopravvissuti tuttavia saranno loro stessa vittima, non dei mostri ma della paura dell’ignoto. Una paura che porta a gesti estremi e per nulla razionali.

Perché ho scelto questo film? Perché lo trovo molto preciso nel descrivere le dinamiche della paura.
Dinamiche spesso  messe in atto da sedicenti imbonitori.

[Tweet “La paura del cambiamento, dell’incerto, dell’estraneo, del diverso sono paure che attecchiscono molto facilmente al nostro cervello primitivo.”]

E queste paure vengono sfruttate, innescate e cavalcate in modo strenuo da questi imbonitori che non hanno come fine reale la salvaguardia da un pericolo (che spesso non esiste o viene sovradimensionato da questi), ma la creazione di adepti non pensanti che portino avanti il loro progetto, il loro fine.
Perché una volta innescata la paura, abbiamo bisogno di una risposta, di una soluzione. E quando il risolutore razionale perde la sua funzione e la sua efficacia ci affidiamo ai nuovi profeti, personaggi carismatici che hanno una notevole abilità nel deformare le informazioni non per sedare la paura ma per alimentarla. E l’adesione al solutore profetico è un primo sedativo alla paura: “Ci pensa lui” “Se seguo quello che dice, mi salverò”.
Proprio perché questi solutori profetici conoscono bene tali meccanismi sanno anche quali canali sfruttare per stimolare e instillare dubbio e paura per una minaccia paventata. Si recitano come mantra i pochi slogan preconfezionati e di cui non ci si cura di appurare l’esattezza. O che si riconfermano pure di fronte alla dimostrazione di inesattezza.

 

In questi giorni assistiamo a due di queste dinamiche: la paura verso gli immigrati e la paura della teoria gender (ne ho scritto qui già a febbraio).

Non descrivo questi due fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti. Quello che mi colpisce e che li accomuna è la paura del cambiamento, la paura che accogliere la “diversità” possa destabilizzare il nostro modo di vivere e la nostra stessa società. Ovvio non dico che ciò non avvenga. Il cambiamento è inevitabile nel momento in cui ci si apre al nuovo. Ma il punto è che per i  solutori profetici il cambiamento è negativo di default. E che non solo ci chiederà di cambiare delle nostre idee o posizioni precostituite (pre-giudizi) ma che ci imporrà inevitabilmente di cambiare la nostra vita per assimilarci al nuovo. Ecco il pericolo. Il mio microcosmo sarà obbligato a cambiare inevitabilmente e io non potrò oppormi per cui osteggio il cambiamento con tutte le mie forze. E allora il massimo di apertura che ci si concede è quello di offrirsi come bonari assimilitatori imponendo agli altri di adeguarsi a noi e non mettendoci in gioco per trovare un modo di federarsi con loro al fine da beneficiarne tutti (ne ho scritto qui e qui).

Ricordate che avevamo lasciato un remind sopra sul concetto “La razionalità è annullata”?
In essa sta la spiegazione e la soluzione.
Di fronte a un pericolo reale devo agire, devo mettermi in salvo.

[Tweet “Ma di fronte a un pericolo millantato e soprattutto futuro, quando si ha uno spazio di azione tra l’oggi e il pericolo realizzato, si ha il dovere non di mettersi in trincea ma di informarsi.”]

Ciò vuol dire respirare, riattivare la nostra corteccia cerebrale (l’area più evoluta che ci configura come esseri pensanti) e vagliare. Oggi con internet abbiamo la possibilità di farlo.
Quello che mi hanno detto di dover temere è un pericolo reale? Lo dicono tutti? Ci sono voci contrastanti? Senza ignorare la soluzione in extremis degli imbonitori: dire che solo loro detengono la verità e che vogliono essere oscurati dai vari complottisti, lobbisti ecc.
Leggere e informarsi e poi decidere.
Ma sempre con la corteccia cerebrale e non col limbico rettiliano.

*Regola funzioni vegetative fondamentali ad assicurare la sopravvivenza e controlla reazioni e movimenti stereotipati.
**Questa nuova parte del cervello aggiunse al repertorio cerebrale le reazioni emotive che hanno più specificamente a che fare con le quattro funzioni della sopravvivenza ( nutrizione, lotta, fuga, riproduzione) e le emozioni che gli sono proprie: ira, rabbia, paura, piacere, desiderio ecc.
Note tratte da http://www.cranio-sacrale.com/lavoridiricerca/sistemalimbico.htm

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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