tradizioni natalizie

Le tradizioni natalizie: ad ognuno la sua

L’8 dicembre mi piace fare l’albero e mangiare la prima fetta di panettone sotto alle luci colorate. Non amo l’anticipare sempre più le decorazioni Natalizie che si vede da alcuni anni. Non cedo e mantengo la mia tradizione. Già la “tradizione”. Ma cos’è la tradizione? E soprattutto quale tra le diverse tradizioni “natalizie”?

Etimologicamente il termine significa “consegna, trasmissione” dal lat. traditio -onis,  der. di tradĕre «consegnare» (Treccani). Una sorta di passaggio del testimone da una generazione all’altra che tuttavia come un telefono senza fili perde un po’ del messaggio precedente per acquisirne di nuovi in mano ai nuovi detentori. La consegna di un dono, un po’ come i regali si Natale che vengono deposti sotto l’albero.

Negli ultimi tempi gli appelli alla tradizione vengono sempre più urlati da ogni dove ma poi non si capisce bene quale tradizione e per chi (solo in ultimo il caso del Preside di Rozzano). Si parla di tradizione italiana (ma sappiamo che l’Italia è molto giovane come stato unito), di tradizione cristiana (ma al suo interno le diverse confessioni hanno tradizioni che possono differire, non nelle festività ma nel modo di celebrarle) e così via.

Ricordo da piccola (non ho mai fatto il presepe “per tradizione”) due immagini legate al Natale:

Una sociale, con la sistemazione delle candeline vere pinzate sul grosso abete in chiesa sotto al quale noi bambini facevamo la nostra recita. E anche qui il presepe non c’era, per tradizione.

Una famigliare, quando la sera facevo le decorazioni artigianali con mia madre utilizzando carta e lana di recupero da abbinare alle decorazioni ufficiali del nostro albero, rigorosamente sintetico.

Quindi per me la tradizione del Natale è il fare l’albero sotto cui la notte di Natale venivano deposti i regali, prima dal creduto Babbo Natale, poi dai genitori. E l’ansia felice del mattino per aprirli.

Tutto questo ai miei occhi di bambina, che pur faceva la recita in chiesa, era totalmente slegato dal concetto di nascita di Gesù, che rimaneva relegato più al piano del pensare che del sentire. La gioia era per la magia. La magia dell’atmosfera che si creava, le luci, i profumi (ancora oggi in casa mia non può mancare arancia e cannella).

Magia che ho ritrovato nei piccoli mercatini natalizi che se riesco vado a visitare.

Certo si potrebbe collegare il concetto di magia a quello della meraviglia per la Nascita.

Ma io preferisco pensare che sia una magia che ha radici che vanno al di là della “nostra” tradizione. Una magia che risieda nella terra e nei suoi cicli e che altre tradizioni natalizie hanno saputo interpretare.

Il 25 dicembre, infatti, è molto vicino al 21 dicembre, il solstizio d’inverno che con il suo opposto di giugno e i due equinozi da sempre sono stati i riferimenti naturali (per una volta usato in modo proprio in quanto legati alla natura) per gli uomini. Il solstizio d’inverno, il giorno dell’anno con meno luce solare.

E vediamo come in questo periodo dell’anno proprio si condensino un numero di festività legate a diverse tradizioni e religioni:

Gli antichi consideravano questo passaggio come magico e drammatico e tutte le culture fin dall’antichità festeggiavano questo evento con fuochi e candele per illuminare la notte, invitando il Sole a tornare a splendere. (sottolineatura mia)

In Egitto si celebrava il dio Horo; in Messico pre-colombiano vedeva la luce il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente. Ma si hanno notizie di festeggiamenti a Stonehenge,  attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica.(…) Per i Celti il Solstizio d’Inverno cadeva tra la lunazione di Dumannios e Riuros (Tempo del Freddo) e le forze legate al ghiaccio e al gelo venivano considerate come generatrici di vita. In Roma pagana lo stesso significato avevano le feste d’inverno che si celebravano due o tre secoli prima della nascita di Cristo, note con il nome di Saturnali o feste di Saturno. Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Germani, “Yulè” (la ruota dell’anno); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”), i Finnici “July” (tempesta di neve), i Lapponi “Juvla“; i Russi “Karatciun“, e così via. Ancora oggi il solstizio viene festeggiato in molte parti del mondo, tenendo conto delle tradizioni antiche. (Fonte)

Il freddo, il buio e l’auspicato ritorno del Sole, la luce, il calore.

Mi irrita particolarmente chi con prepotenza  in questi giorni intima a chi non fa riferimento alla tradizione cristiana (perché ateo o perché di altra confessione): “se non credete al Natale, andate a lavorare”. Perché e a che diritto appropriarsi di un periodo festeggiato in così tanti modi e da così tanto tempo per farne una tradizione esclusiva? Perché non pensare che la magia intrinseca in questo periodo meriti di essere omaggiata con le modalità che meglio si confanno alle nostre credenze?

Perché il rispetto per la tradizione, il clima di pacificazione che dovrebbe accompagnare questo periodo, non può avvenire a discapito di altri ritenuti meno meritevoli di gioire della magia.

Questo mi evoca l’albero di Natale. Le sue luci, le sue decorazioni (amo quelle in legno in particolare) che danno luce e calore, penso che possano inglobare al meglio questo significato.

L’essere umano sente la necessità di uscire dal buio per trovare una luce. Una luce che scaldi, una luce che guidi.

Una luce che faccia tornare la speranza che i cicli naturali si ripetano non cedendo alla depressione metereopatica che le tante ore di buio ci inducono, chi più chi meno. Un ritorno che ci lascia consapevoli del fatto che il buio non è sconfitto e che ritornerà perché come la luce è necessario, e perché senza di esso non potremmo apprezzare il suo contrario.

La luce che si ripropone poi all’ultimo dell’anno, altro limen che sancisce una fine ma garantisce l’inizio, festeggiato con le luci dei fuochi d’artificio, i brillantini dei vestiti allineati nei negozi.

Quindi auguro buona luce a tutt*! Qualsiasi sia la tradizione in cui la troverete.

 

Photo credits:  “Mercatini di Natale a Salisburgo 2011” (Foto di mia proprietà)

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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