significato

L’importanza del significato

“Il significato.” Sofie annuì come tra sé. “Voi non ce ne avete insegnato nessuno. Perciò ce lo siamo trovato da soli.” (Taller)

In questo fine settimana ho letto tutto d’un fiato due brevi libri scelti a caso nell’immensa libreria di ebook che continuo a rimpolpare senza riuscire a tenere il passo della loro lettura (ma questo è tutto un altro discorso… o forse no?).

In ogni caso, i due libri in questione sono “Niente” di Janne Teller e “Un gioco da bambini” di J. G. Ballard (di questo autore trovate un’altro mio post qui).

Il significato in “Niente”

In “Niente” viene raccontata la storia di un gruppo di adolescenti che vivono serenamente la propria vita finché un compagno, Pierre Anthon, compie un atto che mette a rischio le loro sicurezze. Pierre Anthon, infatti, asserisce che nulla ha senso di ciò che facciamo, non ha uno scopo e alla fine si muore comunque. Lascerà la scuola per andare ad abitare su un albero (una sorta di moderno Barone Rampante calviniano ma decisamente più immobile e monocorde) dal quale continuerà a urlare a chi passa sotto di lui la propria verità. I compagni di classe cominceranno quindi a dar vita ad un progetto che avrà un’escalation drammatica: accumulare tutti gli oggetti che per loro assumevano un Significato in una enorme catasta da mostrare alla fine al compagno per farlo ricredere.

Ma la gestione del significato fa perdere loro la misura: ogni significato aggiunto era più denso di quello precedente e li porta ad atti cruenti pur di arrivare all’anima del Significato.

Quando il mondo comincia ad accendere una luce sulla loro opera, a darle valore, in realtà la ingloba nel proprio significato e la priva dell’intenzione iniziale.

Piangevamo perché avevamo perduto qualcosa e trovato qualcos’altro. E perché è doloroso, sia perdere che trovare. E perché sapevamo che cosa avevamo perduto, ma non eravamo ancora capaci di definire a parole quello che avevamo trovato. (Taller)

Il significato ne “Un gioco da bambini”

Ne “Un gioco da bambini” viene narrata la tragica fine di un complesso residenziale di lusso alle porte di Londra dove una mattina tutti gli abitanti adulti vengono brutalmente uccisi e tutti i ragazzi scompaiono. Dalle indagini emergerà lentamente come il movente della strage stesse proprio nell’organizzazione di quel complesso dove tutto era organizzato, perfetto, impeccabile. Dove non entravano elementi negativi, contrarietà, contrasti. Una sorta di vita idilliaca che però lasciava fuori dai confini sorvegliati tutto ciò che di umanamente negativo ci possa essere. Una bolla in cui vivere una vita di fatto finta, senza significato. Una finzione che porterà gli assassini a mettere in atto il loro piano sanguinario per distruggere quella illusione, per portare dentro il villaggio emozioni e pensieri più oscuri nel tentativo di non vivere una vita senza Significato per quanto perfetta. O forse proprio perché troppo perfetta.

Quei ragazzi avevano una disperata fame di emozioni genuine, avevano bisogno di genitori che ogni tanto li disapprovassero, che si irritassero e si spazientissero, o persino che non riuscissero a capirli. Avevano bisogno di genitori che non si impicciassero di tutto quel che facevano, che non temessero di mostrarsi nervosi o seccati, e che non pretendessero di amministrare ogni minuto della loro vita con la saggezza di Salomone. (Ballard)

Il significato e la mente

La nostra mente è alla continua ricerca, spasmodica, di un senso, di un significato per le cose che ci accadono e che accadono nel mondo. Anche, o soprattutto, per gli eventi o aspetti negativi.

Se nel costruire la nostra vita escludiamo ciò che di terribile, oscuro o negativo c’è nel mondo e nell’uomo ci priveremo di una parte della nostra esperienza emotiva. Una cosa simile venne fatta, ad esempio, da Disney quando edulcorò le fiabe della narrazione popolare, escludendo dai suoi film tutti gli aspetti brutali, negativi e truci che i Grimm ad esempio avevano mantenuto proprio per la loro necessaria funzione di rispecchiamento della totalità dell’animo umano.

Crescere senza confrontarsi con le difficoltà e le negatività della vita, protetti da un recinto allarmato e videosorvegliato ci priverà di una fondamentale esperienza emotiva e cognitiva che non ci insegnerà a gestire ciò che non possiamo tenere fuori: la nostra e altrui interiorità più oscura.

Quei ragazzi avevano realmente subìto un lavaggio del cervello, poiché l’illimitata tolleranza e comprensione dei genitori aveva finito per privarli d’ogni autonomia e per cancellare in loro ogni traccia di emotività – poiché al Pangbourne Village l’emotività era considerata una debolezza, sia negli adulti che nei giovani. (Ballard)

Venire a patti con questa parte, conoscerla, integrarla è fondamentale affinché non agisca in modo non controllato e spesso disastroso.

Dare un significato e maneggiare le emozioni, tutte le emozioni, è l’unica via per riunire tutte le nostre parti ed esserne consapevoli registi.

Di fronte all’irrompere delle ondate più oscure dobbiamo essere preparati. Sapere che esistono e poterle fronteggiare. Atrimenti rischiamo di fare come il Ministero degli Interni del libro di Ballard che si rifiuterà fino all’ultimo di vedere i responsabili quali sono, costruendo teorie sempre più fantasiose e irrealistiche, ponendo la colpa sempre all’esterno, attribuendola ai cattivi di turno, facilmente identificabili stereotipicamente ma impedendosi di vedere la colpa interna al proprio sistema.

Incapaci di manifestare i propri sentimenti o di reagire a quelli altrui, soffocati sotto una coltre di elogi e approvazioni, si sentivano imprigionati per sempre in un universo perfetto. In una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia. (Ballard)

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.
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