Scegliere o farsi scegliere? A proposito di De André…

L’11 gennaio del 1999, 15 anni fa, moriva Fabrizio De Andrè, cantautore ma soprattutto poeta che con i suoi testi ha sempre cercato di descrivere le aree più oscure della personalità umana, quelle che nascondiamo dietro ai falsi sorrisi ipocriti, dietro le apparenze.
Parti ombra di noi che un po’ appartengono a tutti ma che spesso preferiamo proiettare su altri che diventano così detentori di tutto la negatività, la meschinità, le brutture che in noi non vogliamo vedere.

Compito della psicoterapia, ma compito umano in primis è riappropriarsi di queste parti ombra senza relegarle in un angolo di noi sottraendole alla complessità della nostra identità.

Relegate, si sviluppano e agiscono in modo autonomo creando disagi se non vere e proprie patologie, facendoci risultare intolleranti nei confronti degli altri che portano in modo più evidente di noi tali caratteristiche.

Ci sarebbero spunti, nei suoi testi, per tantissimi post perché in ognuno si ravvede una particella del macrocosmo della variabilità umana.

Ascoltare le sue canzoni è apprendere, conoscere, esplorare sempre qualcosa in più sul nostro prossimo e su noi stessi.

Una frase mi ha sempre colpito molto, e, occupandomi anche di problemi relazionali (spesso connessi con le dinamiche della dipendenza affettiva), l’ho da sempre ritenuta sinteticamente efficace per descriverne le caratteristiche.

Nella canzone “Verranno a chiederti del nostro amore” (di cui vi consiglio l’ascolto completo o la lettura del testo integrale) ad un certo punto De Andrè scrive/canta:

“Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.”

Queste due ultime righe, semplici ed essenziali, pongono non una domanda, ma la domanda a cui si dovrebbe rispondere quando ci si ritrova sempre in relazioni sbagliate, relazioni sofferenti ma che per certi aspetti rispondono a dei nostri bisogni profondi.

Siamo attori delle nostre scelte? O lasciamo agli altri il potere di scegliere per noi? Per poi magari atteggiarci a vittime della situazione, perennemente bistrattati dal volere altrui?

Il potere di essere attori dignitosi della nostra vita è solo nostro.

Dobbiamo solo decidere se scegliere o far scegliere ad altri.

Vi lascio la canzone…

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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