Comunicazioni artefatte o fatte ad arte?

“… eppure ti sei dimenticata di prevedere una tattica. (…) Perchè dovrei avere una tattica? Non posso andare ad un appuntamento senza fare calcoli? Si risponde: ti sei dimenticata in che mondo viviamo? Nessuno ormai affronta gli altri senza un minimo disegno. E di quale piano avrei bisogno, sentiamo? (…) Di una strategia di forza, anche semplice; al giorno d’oggi le relazioni sono fatte di questo” M. Serrano

Le comunicazioni virtuali, più di quelle vis à vis, sono soggette a mio parere ad un “artificiazione” maggiore. Rischiano di diventare, infatti, allo stesso tempo artefatte (meno reali, spontanee, sincere) e artificiose (costruite, studiate, escogitate). Una possibile spiegazione potrebbe essere imputata all’assenza di interazione fisica.

La mancanza dell’osservazione della comunicazione non verbale potrebbe infatti creare una difficoltà nel leggere l’altro, leggere lo sguardo, le espressioni del viso, la postura, lettura che la sola parola non è in grado di fare appieno.

Questo potrebbe provocare insicurezza e incertezze che portano ad una minore disponibilità ad offririsi all’altro che nella sua parziale imperscrutabilità assume connotati minacciosi per la nostra integrità

E ci si atteggia, quindi, in posizione di difesa, di protezione della nostra intimità messa a rischio da questo interlocutore dalle forme non definite.

Paradossalmente ciò accade anche nel momento in cui conosciamo di persona ma solo in modo superficilae l’interlocutore in questione. quando questo scompare dal nostro campo visivo riassume i connotati informi della virtualità e ridiventa pericoloso.

Ed ecco che allora la nostra spontaneità comunicativa viene percepita come un’arma che potrebbe rivoltarsi contro noi stessi. E dobbiamo per forza difenderci.
Ed ecco che assistiamo (le mie amiche o conoscenti sono fonte di preziosi spunti in questo senso) a comunicazioni fatte di messaggi studiati, composti da un pensiero che recita “se dico questo penserà quello allora dico l’altro perchè così penserà l’altro” con l’ansia sottesa di compromettersi, di esporre prematuramente o a sproposito la propria intimità al punto di permettere all’altro (ricordiamo, a quel punto pericoloso) di ferirci irrimediabilmente nella parte più fragile di noi, la nostra emotività, la nostra autostima.

Questo perchè la parola scritta in primis (con la voce qualche segnale passa tramite le pause, l’intonazione, i ritmi) lascia aperta ogni interpretazione. Per quanto gli sviluppatori cerchino sempre più di far si che la parola scritta si colori emotivamente (l’uso degli emoticon ad esempio) lo spazio per l’interpretazione dubbiosa rimane sempre e lascia spazio alla diffidenza.

Ovviamente la conseguenza di tutto ciò è l’impossibilità di incontrare l’Altro e di permettergli di incontrare noi. Ci mostriamo in una versione che non ci appartiene, versione a cui l’Altro reagirà creando una relazione in cui l’interazione è distorta.

Il tutto alla fine fa si che i reciproci tentativi di conoscenza ci lascino alla fine come perfetti sconosciuti. E se avviene l’incontro, questo sarà rivelatore e svelatore, paradossalmente incolpando l’altro di non essersi mostrato vero, ignorando che, spesso, il tutto è frutto di una interazione reciproca.

Il quadro quindi che si è dipinto ad arte, quando lo si traspone dalla nostra mente nella realtà, non appare più così affascinante o allettante ma a volte grottesco, a volte tratteggiato debolmente.

E ci si lascia con una pesante delusione che abbiamo costruito nelle precedenti interazioni.
Pronti a ricercare il quadro perfetto armandoci per dipingerlo dei pennelli della distorsione e dei colori dell’occultamento. Pronti all’ennesima delusione.

E verrebbe da chiedersi, perchè abbiamo così timore di essere feriti ma ricerchiamo comunque quella situazione?

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.
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