Il troppo amore secondo Robin Norwood *

Voi direte…  “come troppo… non  è mai troppo l’amore”.

No, ma l’amore che date  deve essere un amore “giusto”.

L’amore deve essere corrisposto, l’amore deve essere gioia, condivisione, supporto, affetto.

Questo ci dice la Norwood in “Donne che amano troppo”. Si rivolge alle donne, ma la dipendenza affettiva può essere presente anche negli uomini e le caratteristiche possono essere molto simili.

Pensate ai partner che avete avuto. Hanno caratteristiche in comune? Le storie con loro hanno avuto sempre la stessa sofferente impronta? Le vostre relazioni vi vedevano sempre donative in relazioni che non vi nutrivano, con partner assenti o violenti o noncuranti dei vostri bisogni?

Partner che voi in modo ostinato pensavate di poter cambiare per diventare quello che secondo voi erano davvero! Quello che voi volevate davvero, dovremmo dire?

Partner che giustificavate nella loro noncuranza adducendone come causa, mancanze vostre. E ne uscivate col pensiero “se solo potessi fare /facessi di più lui cambierebbe!”.

Dopo questi spunti generali, vediamo come riconoscere quando si ama troppo? Come riconoscere se voi siete donne che amano troppo?

Vediamo alcune caratteristiche individuate dalla Norwood che potrebbero far sì che voi lo siate:

1)      La tua relazione, il tuo amore ti fa soffrire più di quanto ti dia benessere?

2)      Giustifichi malumori, cattivo carattere del tuo partner o le sue indifferenze nei tuoi confronti o di fronte ai tuoi bisogni?

3)      Cerchi prima di tutto di aiutarlo nei suoi bisogni mettendo in secondo piano te stessa?

4)      La relazione con lui mette a rischio non solo il tuo benessere emotivo ma anche la tua salute fisica e purtroppo a volte la tua incolumità fisica?

5)      Annullate voi stesse per cambiare lui? Perché “sapete” che sotto ai suoi malumori, scortesie, disattenzioni vi ama e c’è una parte buona da far  venire fuori grazie alla vostra dedizione?

6)      Dedicarvi a lui vi fa stare bene? Vi fa sentire utili e indispensabili?

7)      Senza l’occuparvi di lui vi sentite vuote e la vostra vita appare senza senso e senza scopi?

Se vi ritrovate in queste descrizioni, in alcune, in tutte, o in parte, forse siete donne che amate troppo. E il troppo si riferisce al fatto che si supera il limite del rispetto per voi stesse, per i vostri bisogni, della vostra dignità.

Se vi riconoscete in questo, non disperate!

Se vi riconoscete, avrete fatto già un grosso passo dentro di voi!

Perché non è facile ammettere di amare troppo, non è facile ammettere che la persona a cui abbiamo dedicato tutta o parte della nostra vita ci fa del male.

Non è facile.

Ma vederlo è lo spunto per riprendere in mano la vostra vita!

Non vi abbattete!

Non pensate che non si possa cambiare!

Si può!

Come si può amare nel modo giusto, come si può essere amate nel modo giusto!

E soprattutto non pensiate che “questo” , quello che avete vissuto finora, sia il massimo che vi possiate meritare… perché è quello che vogliono farvi credere!

Ma riconoscersi nella descrizione sopra non basta! La tentazione di tornare indietro è forte perché i vostri partner saranno molto bravi a farvi sentire sbagliate, a farvi sentire bisognose di loro e inutili senza.

E voi a questo avete creduto per molto tempo, perché bisognose del controllo che loro vi davano.

Come in un’altalena, voi davate la spinta ma loro, per quanto si allontanassero da voi, tornavano fra le vostre braccia in attesa di nutrimento e nuove spinte. Quella spinta è il legame. Un movimento ricorsivo e per questo rassicurante, anche se spesso l’altalena sbatteva contro di voi provocandovi traumi e dolore, ma tornava, da voi. E sentirsi importanti per qualcuno, anche se quel qualcuno è dannoso per noi, era un tossico nutrimento. Riempiva e dava soddisfazione ma poi emergeva coi suoi effetti collaterali che danneggiavano l’autostima.

E allora bisogna cominciare da voi stesse, per far sì che i ricatti emotivi non facciano più presa su di voi.

[Tweet “Cominciate da voi stesse, per far sì che i ricatti emotivi non facciano più presa su di voi.”]

Ed ecco alcuni consigli da cui partire:

1)    Condividete e cercate aiuto: aiuto in professionisti che sanno cosa state vivendo, aiuto da altre donne che vivono o hanno vissuto quanto vivete voi e condividete con altre quanto sperimentato in voi.

2)    Diventate il centro di voi stesse: diventate “egoiste”, fate si che il vostro benessere venga prima di qualsiasi altro e coltivate i vostri bisogni o desideri per soddisfare voi stesse.

3)    Cambiate stile relazionale con gli altri: basta controllare gli altri (il bisogno di controllo in voi e di accudimento in lui è il collante di una relazione disfunzionale), basta rimanere invischiate in giochi di interazione insani.

4)    Siate oneste con voi stesse: osservate ed affrontate senza paura i vostri problemi e le vostre manchevolezze personali.

5)    Nutritevi di stimoli e pensieri positivi: potete anche trovare affermazioni positive da ripetervi quotidianamente per rinforzarvi. Queste riescono ad eliminare sentimenti e pensieri negativi anche se radicati in voi da tempo.

E ora, dovete solo prendere in mano la vostra vita, e se ne avete bisogno ci saranno tante mani che vi aiuteranno, basta guardare avanti e le troverete.

E finalmente guardarvi dentro, guardare indietro e affrontare la voi che eravate e che in parte siete ancora. Andrete a vedere dove la trama di questi abiti ha cominciato ad essere tessuta e da dove proveniva il filato che li compone ed infine vi libererete di questi abiti costrittivi che voi stesse vi siete cucite addosso. E nel farlo, parallelamente, con l’aiuto di altre, riuscirete a cucire abiti nuovi, abiti che vi valorizzino e rappresentino.

 

*Pubblicato in origine sul sito Psycoteca, ora non più online

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.
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