“E tu fai che possono…”: tra desiderio e richiesta di applicabilità

I bambini sono in grado di capire le cose molto meglio degli adulti. Hanno meno sovrastrutture mentali, sociali, culturali.

Come viene detto ne “Il piccolo principe”

[Tweet “”I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” di Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry”]
[Tweet “”Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.” “Il piccolo principe” di Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry”]
[Tweet “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta. “Il piccolo principe” di Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry”]

Sono andata ad assistere alla presentazione dell’ormai conosciutissimo libro progetto “Le cose cambiano” all’interno degli eventi che il Pinerolese ha organizzato in tutto il mese di maggio 2014 a corollario della Giornata mondiale contro l’omotransfobia del 17 maggio. Qui trovate alcuni articoli che ho scritto in tema omofobia.

Era presente anche Milena Paulon del gruppo Badhole che hanno realizzato la web series “Re(l)azioni a catena” (di cui vi consiglio la visione senza dubbio).

Ripropone un aneddoto che già avevo sentito in altri contesti narrare ma che mi fa sempre sorridere e che vi ripropongo sperando di ricordarne i dettagli.

“Una collega di Milena ha una bimba di 4/5 anni che va matta per la web series Re(l)azioni a catena e un giorno presenta a sua figlia Milena in quanto sceneggiatrice della serie. La bimba subito curiosa chiede: <<Ma Silvia e Alessia alla fine si sposano?>> Milena risponde che non lo sa ancora (non avendo ancora scritto la fine ai tempi) e che in ogni caso, in Italia, Silvia e Alessia (come tutte le coppie omosessuali) non possono sposarsi. Dopo qualche secondo di perplessità la bimba decisa dice: “E tu fai che possono”.

Si può leggere in questo il pensiero infantile che non vede limitazioni al desiderio, non ne prevede il differimento se non l’impossibilità nel realizzarlo.

Ma si può vedere anche l’assenza di pregiudizi che connota il bambino, di quei pregiudizi che vengono spesso instillati dagli adulti insieme a mille paure. Due persone si amano? Bene, vivranno felici e contenti. Punto.
Non ci sono se e ma a questo giudizio. Non c’è scandalo o ribrezzo. Questo video è in questo esemplare

 

ma anche questo

La conclusione è sempre quella: se si amano non c’è nulla di male e l’importante è amarsi e ognuno dovrebbe poter accedere agli stessi diritti.

Le incertezze che possiamo incontrare in questi video sono legate all’inusualità della cosa, che viene comunque accettata senza problemi, o a messaggi ricevuti da altri, “mio padre dice che non sono normali”.

Questo è lo scopo del progetto Le cose cambiano. Mostrare una realtà finora nascosta, occultata, seppur presente. Perché una realtà presente sempre più non può che diventare usuale. Probabilmente bambini nati in società dove questa usualità è da tempo manifesta non manifesterebbero neppure le perplessità iniziali, dovute al doversi configurare una possibilità che non hanno esperito direttamente.

E’ di questi giorni la notizia che Magistratura Democratica ha apertamente preso posizione in un convegno sul tema contro la lentezza e indifferenza con cui sia la cassazione sia il parlamento hanno assunto nel non legiferare in merito ai diritti civili legati al matrimonio same sex.
I pari diritti sono un’altra via verso l’usualità.

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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