Ci vorrebbe… un fratello maggiore!

Uno dei grossi problemi su cui si scontrano i giovani (e non solo) LGBT è la sensazione/vissuto di essere soli, unici ad avere quelle sensazioni, quei pensieri che i più liquidano come “sbagliati” o “contro natura”. L’isolamento del pensiero può creare grossi danni psicologici aiutati dai sensi di colpa di non essere come gli altri vorrebbero e spesso come vorrebbero gli stessi adolescenti, pur di non stare così male.

Come ho ribadito altrove non è l’omosessualità a creare disagio psicologco ma fattori quali ad esempio il minority stress, quotidiano, costante che tale vissuto di inadeguatezza e isolamento procura.

E allora ben venga Internet (“Leggendo di altri come me sul web ho capito chi ero e che potevo esserlo” mi dissero anni fa), ben vengano i progetti come Le cose cambiano, che danno una luce di speranza di fronte a un futuro vissuto come buio e angosciante e ben vengano i progetti come quello di cui vado a parlare, il Progetto Fratello Maggiore, in cui ci si configura come guida oltre che come speranza. Attraverso un medium, il video, molto amato dai giovani, immediato e di impatto.

Fratello-maggiore

Ho posto alcune domande, che vi riporto, all’ideatore del progetto Matteo Manzi e lascio a lui la parola per descrivere questa iniziativa nella speranza che sempre meno giovani debbano vivere quelle sensazioni negative di cui parlavo sopra anche grazie alla condivisione in rete.

D: Perchè “Fratello maggiore”?

R: Beh, io ho davvero due fratelli più piccoli, uno di 12 e l’altro di 16, due età complicate per altro, e pensando a quello che io desidero essere per loro e la sensazione che provo quando hanno bisogno di qualcosa, ho capito che fossero sentimenti davvero molto simili a quelli che provo portando avanti il progetto. Non ho mai avuto un “fratellone” ed è una persona che mi è tanto mancata nella mia infanzia e adolescenza, sopratutto in quanto gay. Penso sia un po’ un jolly. La immagino come una figura più confidenziale e generalmente più saggia di un semplice amico, ma allo stesso tempo un orecchio molto meno apprensivo e tollerante di un genitore. Credo sia una figura davvero rassicurante.

D: Come nasce l’idea del progetto “Fratello maggiore”?
R: L’idea nasce da un periodo di particolare sconforto mio, dato dalla lettura di una serie di brutte notizie dall’Italia e dal mondo circa ragazzi omosessuali. Avevo delle idee (anche se molto confuse) ma non ho trovato grande apertura a livello associativo. Ho deciso allora che bisognasse fare qualcosa comunque, e che quindi l’avrei fatto da solo. Sapevo che probabilmente io non avrei fatto molta differenza circa il male del mondo, ma avrei comunque dovuto fare la mia parte. Io sono fortunato, ho parenti e amici che mi vogliono bene, un ragazzo fantastico, quindi sentivo ancora più il dovere di dover aiutare gli altri ad avere almeno un po’ della mia fortuna. Non avendolo, mi sono reso conto dell’importanza che potrebbe avere la presenza di un fratello che ti ascolta e ti consiglia, e quindi ho pensato che avrei aiutato i ragazzi omosessuali diventando il loro fratello maggiore.
D: Quali sono gli obiettivi del progetto?
R: L’obiettivo direi che è duplice, perché come missione principale, ho sicuramente quella appunto di essere un confidente, un aiuto, una spalla, un fratellone al quale chiedere consiglio, dal quale ricevere dritte e spunti di riflessione per tutti i ragazzi (più o meno grandi) della comunità LGBT. Dall’altra parte, i video sono pubblici, e quindi, in pratica si rivolgono a tutti, etero inclusi, quindi la mia speranza è che il progetto possa servire anche a molti genitori per capire meglio come rapportarsi ai loro figli, non farli sentire a disagio, comprenderli e rispettarli al meglio, nonché possa comunque essere spunto di riflessione per chiunque voglia conoscere meglio il mondo LGBT e capire che è fatto di persone che amano, di ragazzi impauriti, di situazioni difficili, e non di demoni che bramano il dominio del mondo come spesso ci dipingono.

D: A chi è rivolto?

R: Come dicevo, è rivolto a tutti. E’ rivolto a ragazzi e ragazze di tutte le età della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender), sopratutto per quello che riguarda avere qualche consiglio, il non sentirsi soli, avere qualcuno a cui chiedere in caso di bisogno. E’ rivolto a tutti gli etero, grandi e piccoli, per quanto riguarda avere a disposizione informazioni meno giornalistiche, e vedere più da vicino e dal “di dentro” diciamo, quali sono i pensieri e le problematiche che spesso noi affrontiamo nella vita di tutti i giorni.
D: Chi è coinvolto nel progetto?
R: Potenzialmente chiunque. Il progetto inizialmente è partito solo da me, poi ho deciso che i video con due persone sarebbero stati forse più interessanti, così ho coinvolto il mio fidanzato Nicola solo per quanto riguarda la ripresa delle puntate. Ho però realizzato puntate anche con mio padre e con il mio fratellino Enrico di 12 anni. Per quanto riguarda la gestione però, sono sempre e solo io che porto avanti tutto, come le pagine sui social e le risposte alle domande che mi arrivano. Ovviamente cerco sempre di coinvolgere più persone possibili, sopratutto nella realizzazione dei video, così da avere molte testimonianze e molti “fratelloni” e “sorellone” diciamo, però fin’ora ho ricevuto molto poco riscontro e il perché non l’ho ancora capito.
D: Ti sei dato una spiegazione? E’ solo legato al problema di apparire in video o forse alla riluttanza di fare un coming out esteso come comporterebbe esporsi su youtube?
R: Sì anche. Alcuni ragazzi a cui l’ho chiesto ad esempio, sono già dichiarati, ma mi hanno riferito di non sentirsela di parlarne così pubblicamente su YouTube. Ad altre persone non va di apparire in video a prescindere. Alcuni mi hanno detto da diverso tempo che l’avrebbero fatto. Spesso la gente mi dice che non saprebbe cosa dire. A me non è mai piaciuto dare troppe direttive, ho uno spirito spontaneo e più da documentarista, preferisco che argomenti e parole fluiscano naturalmente; stesso motivo per il quale non preparo mai i miei video né li taglio. Comunque cerco di ovviare alla mancanza postando spesso sui social, video già esistenti sulla rete che trattano l’argomento omosessualità in maniera semplice e chiara.

D: Quali sono gli sviluppi futuri?

R: Intanto spero appunto che in futuro giungano molti più video di altre persone che vogliano mandare la loro testimonianza, oppure video con qualche consiglio su qualcosa che loro avrebbero voluto quando ne avevano bisogno. Poi spero anche di riuscire a coinvolgere altre persone per fare dei video insieme, un po’ come per mio fratello Enrico e mio padre. Mi piacerebbe ad esempio avere anche il punto di vista di mio fratello Edoardo di 16, ma so che sarà molto dura. L’idea di fare qualche puntata tipo talkshow non mi dispiace, è bello sentire le opinioni e come altre persone vedono la nostra realtà. Per altre cose, beh, ci sono diverse idee, ma prima vorrei che il progetto assumesse una consistenza un po’ più grande e avesse un po’ più di risonanza. Mi sono sentito proporre molte cose ma voglio aspettare di avere le scarpe robuste per poter intraprendere il viaggio.

D: Vuoi dirci qualcosa di te?

R: Beh, difficile dire qualcosa che non abbia già raccontato nei video, sopratutto nei primi. Credo che praticamente tutto il modo ora sappia tutta la mia vita. Parenti inclusi. Mi viene da sorridere quando sento i discorsi sulla privacy ormai. Ecco, quello che potrei dire che spesso non dico è che, nonostante ormai i video siano un discreto numero, credo di non essermi ancora per niente abituato a parlare davanti ad una telecamera. Magari non sembra ma sono davvero molto timido, ma ci sto lavorando. Inoltre, molti continuano a farmi notare piccoli e grandi problemi nelle riprese. Beh, anche se l’ho già detto più volte, ribadiamolo. Io mi occupo di video per lavoro, non video su YouTube, roba più impegnativa diciamo, quindi purtroppo mi rendo conto di tutti i limiti e spesso delle cose migliorabili, solo che spesso, fare tutto da solo e nei ritagli di tempo della giornata, è assai difficile. Portate pazienza vi prego, conto di migliorare con il tempo, in fondo il progetto è molto giovane.

D: Vuoi aggiungere altro?
R: Vorrei usare questa domanda per ribadire un concetto che si dice spesso ma di cui pochi forse si rendono conto dell’importanza. La condivisione. Purtroppo, ora come ora, essendo tutto “a gratis” non ho assolutamente la possibilità di investire soldi in sponsorizzazioni. Quindi il progetto, arriva fin dove io riesco a spingerlo. Il fatto è che, per come è strutturato internet e i social network in generale, da un certo punto in poi, il mio sforzo non serve più. Tocca dunque alla buona volontà e alla gratitudine delle persone contribuire affinché questo progetto cresca e possa servire a più ragazzi e ragazze possibili. Quindi mi raccomando, fa strano da dire, e un tempo forse non sarebbe servito dirlo, ma non limitatevi a un “mi piace”, condividete i video e parlatene con amici e parenti, sopratutto con coloro che hanno figli e che quindi, voi non ci pensate, i loro genitori neppure, ma potrebbero averne bisogno.
D: Sono lieta se questo post, nel mio piccolo, darà un piccolo contributo alla diffusione. In forma scritta e non video, magari raggiungendo anche chi non è pratico di Youtube. Grazie per la disponibilità Matteo e buon lavoro!
R: Grazie a te che mi hai concesso questo spazio e dato la possibilità di entrare in profondità su alcune cose che per ovvi motivi di tempo non riesco mai a trattare nei video. Tutto questo sostegno è molto importante e te ne sono grato.

 
Link utili per conoscere il progetto:
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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.