L’ideologia gender ovvero il montaggio di una campagna denigratoria sul nulla

E’ da tempo che se ne parla e sono due giorni che disserto sul tema con altri colleghi psicologi.

Cominciamo col dire una cosa per tutte. L’ideologia gender NON ESISTE! Esiste solo nelle menti che l’hanno ideata per denigrare campagne di sensibilizzazione alla diversità (in un ottica eteronormativa ovviamente).

Se si mette “ideologia gender” su google i primi risultati che appaiono sono relativi all’area cattolica. Il che la dice lunga sui promulgatori di questa novella crociata contro il nulla se non l’abbattimento dei loro pregiudizi.
L’ideologia gender, ripeto, non esiste se non nelle menti e manipolazioni di associazioni
come Pro Vita (di questi giorni un loro video che sponsorizza una loro petizione), Giuristi per la vita, Adinolfi &C, Sentinelle in piedi, La mainf pour tous (nata per contrastare il matrimonio egualitario in Francia) che stanno cavalcando alla grande la cosa, ad esempio (insieme a campagne contro l’aborto, il fine vita, le donne ecc). Qui o qui potete farvi un’idea di cosa sto parlando e i temi in cui si raggruppano le loro posizioni.
Vediamo se riesco a organizzarli per punti:
1) I programmi scolastici non devono trattare di affettività e sessualità
In cosa consistono questi programmi? Insegnano ai bambini a masturbarsi? NO
Dicono che potranno cambiare genere e orientamento sessuale come i vestiti la mattina? NO. Sono “semplicemente” interventi di sensibilizzazione al “diverso” (secondo un’ottica eteronormativa ovviamente) che dicono che non è sbagliato (o malato) se ti senti
attratto da una persona del tuo stesso sesso e che non è sbagliato (o malato) un tuo compagno che prova questi sentimenti. Che può capitare di sentire che il nostro sesso biologico non ci appartenga e che questo sentire può essere accolto. Non si induce a nulla proprio perché non c’è nulla su questi temi che si possa indurre. L’orientamento sessuale (per chi provo sentimenti e attrazione) e l’identità di genere (come mi sento) non si possono né imporre né cambiare. Non sono una scelta (dovrebbero spiegare perché poi uno dovrebbe scegliere di essere omosessuale e/o transgender viste le difficoltà, le pressioni psicologiche, l’assenza di diritti presenti in Italia) ma uno stato… come l’eterosessualità e il sentirsi donne in un corpo di donna e uomo in un corpo di uomo. Purtroppo molte di queste iniziative educative sono fallite proprio a causa delle enormi pressioni esercitate sulle scuole. Non si limitano alle scuole ma decretano anche i libri a tema che non dovrebbero comparire nelle biblioteche.
2) L’omofobia non esiste
La chiamata alle armi comincia con la proposta di legge Scalfarotto in tema di omofobia. Secondo queste associazioni tale legge sarebbe una aperta violazione del diritto di parola perchè impedirebbe loro di dire cose tipo che l’omosessualità è una malattia, o esprimersi negativamente contro matrimoni same sex e omogenitorialità. Fu pure proposto un emendamento (Emendamento Gitti) che “salvava” le associazioni da questo pericoloso bavaglio. La differenza tra diritto di parola e parole d’odio, di discriminazione non viene presa in considerazione. E’ palese che una legge non possa (fortunatamente) impedir alcun pensiero. Il limite è legato a come quel pensiero può danneggiare gli altri. Stiamo parlando dello stesso senso che ha la Legge Mancino.
3) Matrimonio same sex
Altra parte della battaglia vede sempre le stesse persone e associazioni combattere contro il matrimonio anche per le coppie omosessuali. A denti stretti si dicono pronti ad accettare le unioni civili ma solo se non si prevede l’adozione (vedi punto 4). Qui le argomentazioni sono quantomai ideologiche e a tratti deliranti. Il matrimonio omosessuale infatti contaminerebbe la sacralità del matrimonio eterosessuale. Per poi arrivare alle farneticazioni che abbiamo sentito in Parlamento pochi giorni fa (ma che già da tempo sono gli unici argomenti che portano in opposizione) sul rischio che una persona poi si possa sposare con il proprio cane o con più persone. Dimenticando che un matrimonio è un contratto e come tale può essere contratto solo da persone adulte e consenzienti e che il nostro stato non ammette la poligamia. Anche qui si invoca a tratti il contro natura e a tratti la costituzione come veti immutabili a tali unioni. Ovviamente la natura è un concetto molto lontano dal nostro vivere quotidiano e la costituzione non è immutabile (benchè di fatto parli di coniugi non specificando il genere; è il codice civile a parlare di marito e moglie).
4) L’omogenitorialità è contro natura
“I bambini hanno bisogno di un padre e una madre”, il loro mantra. No. I bambini hanno bisogno di figure genitoriali buone. Numerose ricerche e organi scientifici hanno appurato che i bambini cresciuti in coppie omogenitoriali hanno lo stesso sviluppo psicofisico di quelli cresciuti in coppie eterogenitoriali. Possonocrescere bene o male ma ciò non dipende dal sesso o dall’orientamento sessuale dei genitori ma dalle loro capacità genitoriali. Un danno ai bambini lo si fa non riconoscendo ai suoi genitori pieni diritti nei suoi confronti o quando sta in contesti famigliari deprivanti o abusanti. Tant’è che i Tribunali per i minori che tengono al primo posto il benessere del minore questo ce l’hanno in mente. Altri argomenti sono: è egoistico volere figli quando non si possono avere (ignorando le numerose coppie eterosessuali sterili che ricorrono alla fecondazione assistita o all’adozione); comprano i bambini (soprattutto in merito alla maternità surrogata da loro detta “utero in affitto”); due uomini e due donne non possono procreare (insieme no, ma non sono sterili, o perlomeno lo possono essere come tutti ma non perché omosessuali).
5) L’omosessualità è una malattia
Metto per ultimo questo punto non perchè sia meno importante ma perchè chiude il cerchio sugli altri. E’ infatti la convinzione che soggiace a tutto quanto ho scritto prima. “Maschio e femmina sono stati creati”, sentenziano.
L’omosessualità non è una malattia ma una normale variante della sessualità umana. La disforia di genere è ancora inserita invece nei manuali diagnostici mentali seppur con l’incongruenza che per poter effettuare la transizione uno psichiatra deve certificare l’assenza di patologie psichiatriche e si “cura” chirurgicamente. Si sta infatti da tempo parlando di depatologizzazione anche per la transessualità.
<<L’identità sessuale, composta di molti livelli (tra cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere) ci parla dell’affettività delle persone, ovvero del modo specifico che ognuno di noi ha
di relazionarsi affettivamente (quindi anche sessualmente) con l’Altro, che struttura tutto il nostro essere e che prende forma nei tempi dello sviluppo della persona e delle società.
Difatti potremmo dire che il disagio sperimentato da una persona omosessuale o transgender può riguardare entrambi questi “sviluppi”: c’è una forma di disagio non legato specificamente all’orientamento o all’identità di genere “di quella persona lì”, quanto correlato all’oppressione sociale e allo stigma, ovvero al cosiddetto “minority stress“(1). L’oppressione e lo stigma come indici di una difficoltà delle società e delle comunità a svilupparsi in senso inclusivo e plurale.
Ci può essere una seconda forma di disagio, più centrata sul singolo, il quale racconta la sua personalissima storia, fatta di contesti, rapporti, situazioni, dinamiche, forme di accudimento e percorsi di crescita assolutamente specifici e a cui l’individuo risponde in modo altrettanto specifico. In tal senso il disagio può essere legato all’orientamento o all’identità di genere “di quella persona lì”, nel senso del “come” ciascuno vive le dimensioni del bisogno, del desiderio, della dipendenza e dell’autonomia dentro le relazioni (famigliari, amica li, di coppia, di gruppo, ecc). Il disagio legato alla squalifica personale delle parti di sé ci parla della fiducia, delle opportunità e dei limiti che diamo a noi stessi e agli altri, nel cammino mai finito di conoscenza del Sé e dell’Altro.>>
Proprio perché l’omosessualità non è una malattia non è quindi “curabile”. Non è possibile mutare orientamento sessuale e le teorie riparative che promettono questo non solo promettono un qualcosa che non possono mantenere ma sono dannose per la persona che vi si sottopone spesso indotta dai genitori (si parlava di capacità genitoriali prima).
Permettetemi di non arricchire questo già ricco repertorio con l’associazione omosessualità/pedofilia che si commenta da sé.
Il fil rouge che accomuna queste rivendicazioni è la paura di perdere lo status quo che spesso chiamano “natura”, il limitare i diritti, la libertà e l’espressione altrui pur di mantenerlo e, come corollario, l’abile rigiramento della frittata che li fa mettere nella posizione di martiri a cui si vorrebbe limitare il diritto di parola il tutto condito da una notevole sessuofobia tipica dell’area cattolica. Il tema del disgusto e della contaminazione è abilmente trattato da Martha Nussbaum nel suo libro “Disgusto e umanità“.
 

“Insegnare a bambini e ragazzi che c’è qualcosa al di là dell’eteronormatività non implica dire loro che l’eterosessualità o la famiglia cosiddetta tradizionale sono sbagliate né che bisogna cancellarle. Implica dire che qualsiasi via prenderà la loro vita o quella di chi hanno intorno (amici o famigliari) avrà pieno diritto e piena dignità di essere vissuta.”

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(1) ossia i micro stress quotidiani dati dal vivere in un contesto omofobo, essere rifiutati dalla propria famiglia, doversi nascondere per come si è e così via)
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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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