Voglio una Second Life

Sono sempre stata incuriosita dal fenomeno Second Life. L’ho incontrato in terapia con pazienti che vi ci sono persi, l’ho incontrato in scambi tra colleghi e altri professionisti (tra cui l’ospite di oggi) che ne esaltavano le potenzialità.

La contrapposizione reale/virtuale si sa non è così netta come si tende a pensare. Sono solo due dimensioni in cui decliniamo noi stessi.
Ma cosa succede quando nel virtuale troviamo una vera e propria Second Life? Perché non farcelo raccontare da chi ne sa di più?

L’ho chiesto a Monica D’Alessandro Pozzi, psicopedagogista, educatrice nonché blogger, che gentilmente si è offerta di raccontarci la sua esperienza.

D: Ciao Monica, innanzitutto grazie per la disponibilità. Vuoi dirci qualcosa su chi sei e cosa fai nella vita?

R: Ciao Sonia, ti ringrazio per avermi contattata a riguardo. Ne parlammo un giorno, meglio ne chattamo, nei canali in cui siamo collegate e il tuo invito mi dà la possibilità di parlarne dopo mesi di distanza da Second Life. Non voglio divagare subito. Dunque sono una pedagogista ed educatrice; ho lavorato in differenti ambiti dagli adolescenti, ai disabili, agli anziani fino ai bambini e alle bambine dell’asilo nido. Sono stata e sono tutt’ora formatrice, in particolare, come tu conosci, sono parte di #educare4punto0 e mi occupo, insieme alle mie colleghe di educazione digitale. Sono mamma adottiva, blogger, animalista, amante dei libri, delle belle foto e di quanto può dare senso e valore alla vita…Anche una sorprendente alba!

D: Cos’è Second Life?

R: Per risponderti alla Wiki ti dico che Second Life è un mondo “virtuale” in cui, sotto le sembianze di un avatar (in sanscrito tale nome significa reincarnazione) puoi crearti un personaggio e una vita “altra”, differente o simile alla tua. Puoi volare nel senso letterale del termine, teletrasportarti da un luogo all’altro, incontrare avatar di ogni parte del mondo, visitare luoghi che nella realtà neanche potresti immaginare e allo stesso tempo dare spazio alle relazioni sociali.
Questo secondo Wiki…in realtà Second Life ha ben poco di virtuale. Ogni momento che tu vivi in quel mondo, ogni sensazione, ogni progetto, ogni persona, diventano parte della tua vita reale, anche se lo vuoi negare. Questo credo perché sei consapevole che al di là del monitor, oltre le fattezze del tuo personaggio, si cela una persona, si apre un’idea e la voglia di condividerla e realizzarla con altri. Dunque i meccanismi di interazione sono simili a quelli reali; dopo molto tempo passato lì, sette anni, posso dirti di aver incontrato e scoperto persone che reputo amiche con le quali non avrei difficoltà a raccontare di me, pur non avendole incontrate “in real”(come si dice in gergo). Second Life resta un social, una possibilità di confronto e , per certi versi, forse non del tutto sfruttati, anche una risorsa di lavoro e progetti. Una scatola in cui ti trasformi senza negare la tua vera parte, quella, come in tutti i social, prima o poi esce.

D: Come hai incontrato questa “seconda vita”?

R: Ho incontrato Second Life per caso grazie a mio marito; me ne parlò una sera e il giorno dopo entrai cercando di capire di cosa si trattasse.

D: Hai notato differenze tra il modo di stare su SL e quello di tutti i giorni o su altre realtà virtuali?

R: In parte ho già risposto a questa domanda ma ti dirò meglio. La parte accattivante di Second Life è di per sé il mondo in cui ti trovi a girovagare. La Linden Lab, che creò tutto questo nel 2003, ha fatto in mondo che le sensazioni tattili e olfattive potessero trovare compensazione nella parte grafica e visiva di questo mondo. Del resto anche gli altri social al momento ti permettono al massimo di vedere e dialogare con l’altro, non oltre. Second Life con la tridimensionalità ha contribuito, come nei giochi di ruolo, a farti partecipe delle azioni del tuo alter ego. E accadeva davvero che questo alter ego potesse, a un certo punto, quasi avere una vita a sé. Con questo voglio dire che un residente si sarà trovato prima o poi a pensare al suo “altro o altra” anche durante le ore quotidiane, anche quando non si trovava lì. Una sorta di dipendenza? Forse si. Comunque una presa di coscienza che non c’era una vero e proprio distacco; non bastava sloggare per tornare alla propria realtà. O per lo meno non ogni volta e non per tutti.

D: Hai osservato fenomeni di “sdoppiamento della personalità” (non in senso patologico ovvio)

R: Più che fenomeni di sdoppiamento ho conosciuto ampi spazi di potenziamento e cambiamento di quanto la persona dietro l’avatar realizzasse nella sua vita. Ho conosciuto artisti del builder (l’arte del costruire) famosi e celebrati in SL che erano semplici e felici impiegati, professori d’Università che si prodigavano nella formazione e nello scambio di conoscenze, pittori e scultori che partecipavano a vernissage diventando famosi, grafici che ideavano città tratte da un dipinto. Potrei raccontarti infinite storie… posso dirti che in Second Life avere un’idea e provare a realizzarla non era cosa immediata, ma quasi. La facilità di comunicazione e di costruzione ed espansione di quello che intendevi fare si realizzava in pochi giorni, o mesi, quando diventava un evento conosciuto in tutto il metaverso. Ne sono stata testimone più di una volta, anche nel mio piccolo. Sono riuscita per anni a portare avanti un progetto di donazioni in India attraverso serate dedicate alla lettura di poesie, all’ascolto di musica alla realizzazione di progetti sulla creatività ispirati a Rodari. Anche io mi sono creata una land, che amiche generose mi hanno regalato, in cui ospitavo scrittori, dj, fotografi e cari amici con i quali condividere il tempo e le emozioni.Poi ad un certo punto ho compreso che tutto questo non mi apparteneva oltre… E sono uscita cancellando il mio account. Ogni tanto, sotto diverse forme, il mio avatar torna a farmi visita. Lascio che sia così e continuo a vivermi la First Life senza rimpianti di quello che fui. Per giusta trasparenza; il nome del mio avatar era Virginia Lupindo; qualche traccia online c’è ancora!

Grazie Sonia per questa opportunità, spero di essere stata utile a te e ai tuoi lettori.

Grazie a te Monica per aver accettato di raccontare in prima persona la tua ricca esperienza con luci e ombre che sempre completano. L’immagine che ho ora di Second Life non solo è più ricca ma anche più variegata e compensata grazie all’evidenziazione dei punti di forza anche per la real life 🙂

E voi? Avete avuto, avete o vorreste una Second Life?

 

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.