Educare alla lentezza significa fornire una lente che ingrandisce la realtà e permette di penetrarla. Significa educare…

Pubblicato da Caterina Frustagli su martedì 8 maggio 2018

In una società sempre di fretta, che vuole il risultato subito, in cui tutti noi prima di provare a ragionare su un dubbio andiamo a cercarlo su internet lo spazio di pensiero che dà spazio all’errore si riduce sempre di più.

Errore e immagine di sé

Se l’errore esce dalla norma dell’esperienza umana, non ne esce dall’esperienza. Ma diventa un qualcosa da nascondere, da mimetizzare sotto una coltre di giustificazioni o di artifici. Diventa una cosa di cui vergognarsi, una falla nel nostro tentativo di mostrare agli altri una immagine perfetta e impeccabile.

Se non possiamo più contemplare l’errore come facente parte della nostra vita, preferiremo allora non affrontare più le situazioni in cui l’errore sappiamo si presenterà piuttosto che farcene carico per provare a trovare altre strategie.

Il termine vergogna etimologicamente deriva da verecondia

verecóndia (ant. verecùndia) s. f. [dal lat. verecundia; cfr. vergogna]. – 1. ant. Timore di fare cosa che possa venire rimproverata: la verecundia è una paura di disonoranza per fallo commesso (Dante). 2. Disposizione d’animo di chi rifugge da ogni cosa che possa, anche lontanamente, offendere il pudore, la riservatezza e la modestia.

Ed ecco che immediatamente il disonore fa capolino come rischio delle nostre azioni erronee.

In un’epoca in cui la visibilità è condizione perenne, l’essere presentabile ne diventa immediatamente corollario. E si è presentabili solo se, appunto, si risulta impeccabili.

Conclusione

Riabilitare l’errore nella sua possibilità di apprendimento, di crescita di miglioramento di sé è il modo migliore per arricchirci. Un modo per riappropriarci della nostra fallibile umanità che può incontrare senza timore la fallibilità altrui in un processo di accrescimento reciproco.

Ne beneficeranno le relazioni con gli altri perché non saremo più in difesa dietro le nostre trincee al fine di non far trasparire le nostre falle ma consci delle nostre e di quelle altrui.

Se l’altro non è più un nemico da cui difenderci, riusciremo ad incontrarlo davvero e magari arricchirci a vicenda.

 

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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