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Il viaggio vissuto

Siamo arrivati nel pieno del periodo estivo, le ferie sono in corso o in procinto di cominciare e l’idea del viaggio invade le nostre fantasie.

Ma qual è il viaggio che produce benessere? Non è una meta in particolare né il periodo più o meno lungo che possiamo permetterci, ma quello che ci fa stare bene, che ci permette di staccare la spina dalla quotidianità, dal lavoro o dallo studio per farci trovare un’altra dimensione di noi e del nostro stare nel mondo.

In viaggio, come nella vita, portiamo sempre noi stessi ma molte zavorre possiamo lasciarle a casa. Le ritroveremo, certo, ma magari con un animo meno appesantito dai doveri e dagli impegni. Per questo è importante decidere cosa mettere nel bagaglio.

Per questo non è importante la meta ma la modalità con cui ci apprestiamo al viaggio, la modalità mentale. Un poeta che cito molto spesso, Costantinos Kavafis, nella sua splendida Itaca, ci invita a cogliere ogni frammento del viaggio, non focalizzarci solo su una meta idealizzata che potrebbe anche deluderci. Perché è nelle piccole cose che il tragitto ci può offrire che possiamo trovare un arricchimento per la nostra anima.

negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Questa poesia è per me una metafora di come dovremmo vivere la nostra vita, spesso vissuta freneticamente in vere e proprie maratone quotidiane. Un elogio della lentezza, quella che fa scoprire uno scorcio non segnato sulle guide turistiche, che permette di fermarsi su un gradino a chiacchierare con persone del luogo, che fa sì che i cibi vengano gustati e assaporati al posto che ingurgitati davanti a un computer nelle mezz’ore di pausa.

Poter guardare il cielo, con le nuvole che scorrono, la profondità del mare che scivola all’orizzonte o la vastità e imponenza delle montagne. O un campo di girasoli attraverso il finestrino.

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Dopo un anno di contratture, di tensioni, è bello potersi rilassare, mente e corpo, per far sì che i pori possano assorbire tutto ciò che di nuovo incontriamo.

Spesso mi sembra invece che le vacanze stesse siano ammantate dal senso del dovere. Dal doverle fare per essere al pari degli altri (o persino migliori), al dover concentrare in poco tempo il massimo di esperienze possibili. Facendo così però non ci predisponiamo ad un modo di essere diverso.

La sfida è il provare a vivere e sentire ciò che si esperisce e non tanto il dimostrare l’esserci o l’averlo fatto. I social network ormai fanno sembrare vere solo le cose documentate, per cui un consiglio è quello di fare sì delle foto, se si ha piacere di farle, ma di prendersi il tempo per postarle, condividerle per potersi godere al meglio il momento.

E per ogni cosa, chiedersi sempre: “Perché sento il bisogno di fare questo ora?”. La risposta ci potrà dire se rispondiamo ad un’esigenza di benessere o a un obbligo sociale che ci permette di sentirci esistere solo se altri sanno che lo siamo.

Quindi non è importante che possiate permettervi un viaggio intorno al mondo o brevi week end fuori porta. Il benessere che se ne trae dipende solo dall’atteggiamento con cui li si vive.

E qualsiasi sia lo spazio di vacanza che potrete prendervi, vi invito a fare ciò che ho visto nella immagine che ho scelto e che ho visto nella stazione Nomentana di Roma poco tempo fa: “Alza lo sguardo”.

Vi auguro di prendervi i giusti spazi per voi e vi auguro buone vacanze!

 

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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