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Mi racconti una fiaba? Una possibilità anche per gli adulti

Ricordo da piccola le prime fiabe, raccontate o ascoltate nei 45 giri delle Fiabe Sonore.
Ho re-incontrato le fiabe da adulta co-conducendo un Gruppo Fiaba all’interno di una Comunità Psichiatrica. Ho avuto la possibilità di vedere come, anziché svalutare lo strumento, i ragazzi partecipanti al gruppo ne fossero fascinati e riuscissero a immergersi nel contesto narrativo, aggirarsi tra i personaggi traendone un rimando sulla propria esistenza e sulle proprie difficoltà.

Le fiabe sono solo per i bambini?

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Le fiabe nascono per gli adulti come intrattenimento serale o come modo di condividere tradizioni orali. Solo successivamente vengono riservate (relegate) ad un pubblico esclusivamente infantile.

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti. (GK Chesterton)

Le fiabe  racchiudono in sé vere e proprie “istruzioni di vita”. Parlano all’individuo (bambino o adulto) di quello che l’esistenza gli riserva:

  • Descrivono le difficoltà delle fasi della vita, come affrontare le grandi sfide evolutive
  • Danno indicazioni sulle vie migliori da prendere
  • Suggeriscono che tipo di persone si deve diventare per vivere in armonia con noi stessi e con gli altri.
  • Danno indicazioni su come gestire le emozioni, il confronto con gli altri, i conflitti generazionali.

[Tweet “Le fiabe sono racconti universali che parlano la lingua dell’umanità”]

Per questo sono fruibili da tutti al di là del luogo, del contesto in cui vivono e dall’età.

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.
(Gianni Rodari)

Se questa è la loro funzione perchè non possono essere utili anche agli adulti?

Le diverse funzioni che la fiaba assolve sia da un punto di vista pedagogico che psicologico sono utili al bambino per accompagnarlo nella sua crescita ma parimenti sono utili agli adulti, ad esempio per ritrovare la strada in momenti di difficoltà. Sono due livelli che si intrecciano nella trama della fiaba e si declinano negli eventi e nei personaggi.

A livello pedagogico danno dei riferimenti per affrontare gli eventi della vita (rapporto coi genitori, coi fratelli, amici), per affrontare le negatività (non fidarsi degli sconosciuti, affrontare eventi difficili) e forniscono una base di un sistema per distinguere tra bene e male pur non cancellando l’esistenza delle emozioni negative (gelosia, invidia).

A livello psicologico la fiaba permette di sperimentare varie sfumature dell’animo umano; ad esempio tutte le emozioni anche quelle più temute come la paura. Le fiabe originali (non quelle edulcorate della Disney) presentano aspetti molto crudi e spaventosi perché sono emozioni che tutti noi proviamo, soprattutto i bambini che nel percorso di crescita possono essere aiutati dal rispecchiarsi nelle emozioni narrate dalla fiaba.

Fiabe e psiche

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Come già notava Jacob Grimm, le diverse fiabe esistenti non sono altro che sfaccettature di una stessa matrice, comune a tutta l’umanità e alla sua psiche; in un’ottica junghiana le fiabe sono l’espressione dell’inconscio collettivo, il patrimonio che ereditiamo da secoli e che ci accomuna tutti, con i suoi archetipi.

“Le fiabe consentono di studiare al meglio l’anatomia comparata della psiche: esse sono infatti l’espressione più pura dei processi psichici dell’inconscio collettivo e rappresentano gli archetipi in forma semplice e concisa” (Jung citato in Von Franz 1980)

Marie-Louise Von Franz, partendo dalle intuizioni di Jung sulle connessioni tra la fiaba e la psiche umana, approfondisce e studia la fiaba in chiave psicologica.

“Considero le fiabe modelli archetipici del comportamento umano e allo stesso tempo il migliore degli strumenti per chiarire certi problemi psicologici” (Von Franz, 1995, pag. 7)

La Von Franz vede nelle fiabe tre declinazioni:

  • La fiaba come il sogno:  la fiaba, come il sogno rappresenta, mette in scena o in narrazione, simbolicamente un problema con una struttura simile fatta di personaggi, trama e simboli. Applicando alle fiabe la tecnica dell’amplificazione usata per l’analisi dei sogni, si vede che, non solo si possono analizzare gli aspetti simbolici comparandoli con altri per giungere ad una visione del simbolo di più ampio respiro, ma che, al pari del sogno, ogni personaggio dice qualcosa del lettore (come del sognatore) stesso. I vari personaggi non solo hanno quindi valore a sè ma anche in quanto rispecchianti le parti della persona.
  • La fiaba come compensazione inconscia di ciò che in una società appare come dominante. Le fiabe ci racconterebbero la faccia nascosta di ciò che una società palesa nella vita di tutti i giorni e nella sua storia.
  • La fiaba come processo di individuazione, come abbiamo già visto, descriverebbero un unico evento psichico, tratteggiato in molte forme: il Sè. In questo senso, si configurano come una guida all’Individuazione (il raggiungimento del Sè), scopo della vita secondo un’ottica junghiana.

Le fiabe permetterebbero quindi di arrivare al Sé, totalità della psiche e centro regolatore dell’inconscio collettivo.

L’uso della fiaba in psicoterapia

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Le favole, nella loro struttura metaforica, sembrano, come abbiamo visto, operare a due livelli:

  • Il primo in cui l’ascoltatore consciamente segue la vicenda che gli si sta narrando, reagendo ad essa secondo modelli a lui consapevoli,
  • Il secondo livello comporta che egli riferisca indirettamente e poi sempre più direttamente a sé quella storia.

Il poter sperimentare questo secondo livello e le emozioni che riattiva permette di rinarrare la propria storia rileggendola con una diversa valenza emotiva. Le fiabe usate in un contesto terapeutico permettono di giocare sé stessi in ruoli diversi da quello usuale, quotidiano. Ciò permette non solo di incontrare parti, aspetti di noi diversi ma anche di rileggere e rinarrare la propria storia. I diversi personaggi delle fiabe infatti possono diventare depositari di quelle parti di noi meno conosciute, suscitare emozioni inaspettate, condurre a rielaborazioni nuove.

Si possono utilizzare solo come narrazioni o come strumenti da amplificare con lo psicodramma o le tecniche immaginali  che permettono di identificarsi nei diversi personaggi traendone i messaggi che hanno da darci per direzionare al meglio la nostra vita.

Vi è venuta voglia di farvi raccontare una fiaba?

 

Bibliografia

Marie-Louise von Franz (1980), Le fiabe interpretate, Bollati Boringhieri, Torino

Marie-Louise von Franz (1987), L’individuazione nella fiaba,  Bollati Boringhieri, Torino

Marie-Louise von Franz (1995), L’ombra e il male nella fiaba, Bollati Boringhieri, Torino

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Sonia Bertinat

Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Da anni mi occupo di dipendenze da sostanza e comportamentali. In parallelo mi occupo di tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e dell'impatto delle nuove tecnologie sulla vita intrapsichica e relazionale delle persone.

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8 Comments

  1. Bellissimo articolo Sonia!
    Ascoltavo quegli stessi 45 giri ed è uno dei ricordi più belli e significativi che ho della mia infanzia!
    Ritengo le favole così importanti, che ho voluto una sezione dedicata nel mio blog, per raccontare agli imprenditori (attuali ed aspiranti) come “i draghi si possono sconfiggere”! (La stessa frase di G.K.Chesterton che hai richiamato qui, introduce la sezione del mio blog!)
    …A mille ce n’è…

    1. E non ti stupisci vero se dopo il tuo assist io stia canticchiando tra me e me 😉 Grazie mille e di sicuro vado a vedermi la sezione di cui parli! Io pensavo di osare propone di la fiaba in terapia adulti ma tu con gli imprenditori hai vinto :)))

  2. Grazie Sonia, sono arrivata in questo tuo scritto, per una ricerca che stavo facendo, per un post sui bambini in moto, sulla loro tendenza a sviluppare sensi di colpa anche quando colpe non ne hanno.
    Oltre ad averti linkato nel post, ti adotto, perché mi hai (ancora) insegnato qualcosa…

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